
Intervista a Tiziana Tafaro
Presidente dell’Ordine degli Attuari
Armonizzare la definizione di non autosufficienza e renderla multidimensionale; integrare strumenti e soluzioni; incentivare l’investimento su questo rischio anche in chiave previdenziale e non solo da parte dei fondi sanitari. Sono queste alcune delle sfide cruciali per affrontare il tema della longevità. Ne abbiamo parlato con Tiziana Tafaro, Presidente dell’Ordine degli Attuari, per comprendere come un sistema di welfare multipilastro possa rispondere in maniera equa, sostenibile e condivisa alle crescenti fragilità della popolazione.
Indice
Welfare Nest
Presidente Tafaro, l’Ordine degli Attuari ha recentemente elaborato un documento che tocca uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la gestione della non autosufficienza. L’Italia, come sappiamo, sta affrontando un cambiamento epocale, tra invecchiamento demografico, fragilità crescenti e ridefinizione dei modelli familiari. Le chiediamo: perché proprio oggi diventa imprescindibile ripensare le coperture di Long Term Care e inserirle in un quadro multipilastro?
Tiziana Tafaro
L’urgenza nasce dal fatto che i trend demografici e sociali non sono più scenari futuri, ma realtà già presenti. Abbiamo una popolazione sempre più longeva e al tempo stesso famiglie meno numerose e meno capaci di offrire sostegno informale. Le generazioni dei cosiddetti boomers, le più numerose, sono in un’età critica e se non costruiamo uno strumento nuovo potrebbero destabilizzare il sistema. Serve urgentemente un sistema che sappia coniugare equità e sostenibilità, valorizzando i diversi attori in campo – pubblico, privato e società civile. Gli attuari, con i loro strumenti tecnici, possono aiutare a costruire questo equilibrio.
Welfare Nest
Nel vostro lavoro viene evidenziata la mancanza di una definizione univoca di “non autosufficienza”. Vorremmo sottolineare che questo non è un mero tecnicismo: ridefinire la non autosufficienza in chiave multidimensionale, distinguendo i livelli di gravità e di bisogno, significa toccare il cuore stesso del rapporto tra individuo, comunità e istituzioni. È un obiettivo ambizioso, che investe tanto il pubblico quanto il privato.
Perché è un passaggio così decisivo?
Tiziana Tafaro
Perché senza una cornice chiara e condivisa non è possibile garantire equità né allocare correttamente le risorse. Oggi convivono valutazioni differenti a seconda dei territori e delle istituzioni coinvolte. Un approccio multidimensionale, standardizzato a livello nazionale, non solo renderebbe più trasparente l’accesso ai servizi, ma permetterebbe anche di calibrare meglio le risposte, distinguendo tra diversi gradi di fragilità. È il fondamento su cui costruire un sistema solido e universalmente riconosciuto. Per noi attuari, inoltre, è l’unico modello per costruire delle analisi su dati statistici robusti, coerenti e su orizzonti temporali anche di lungo periodo.
Welfare Nest
Parlando di coperture integrative, non possiamo limitarci a un’analisi settoriale. A nostro avviso, il tema riguarda l’intero ecosistema del welfare: previdenza complementare, fondi sanitari, polizze assicurative, ma anche strumenti di welfare aziendale e territoriale. Se vogliamo costruire un modello multipilastro, dobbiamo pensare a un’architettura che integri sociale, sociosanitario e sanitario in una logica coerente. Come possiamo superare la frammentazione attuale?
Tiziana Tafaro
Serve innanzitutto coordinamento. Oggi abbiamo diverse forme di copertura, ognuna con una sua utilità, ma prive di un disegno unitario. È necessario armonizzare i regimi fiscali, evitare duplicazioni e costruire una governance che favorisca l’integrazione tra strumenti diversi. Solo così i cittadini potranno accedere a prestazioni chiare, e il sistema potrà garantire efficienza. Il multipilastro, se ben disegnato, consente di valorizzare tutte le forze in campo, pubbliche e private.
Welfare Nest
È sempre delicato parlare di prestazioni “vincolate” o obbligatorie, ma – proprio come già avvenuto nel sistema dei fondi sanitari – si potrebbe immaginare, se non un vero vincolo, almeno un forte incentivo alle coperture LTC erogate dai fondi pensione. Resta naturalmente aperta l’annosa questione dell’obbligo di adesione, anche solo per una piccola quota, a un sistema di previdenza complementare che oggi si fonda sul principio della libera scelta. La sensazione, infatti, è che lasciare la copertura LTC esclusivamente alla decisione dei singoli iscritti e dei futuri pensionati rischi di rivelarsi una soluzione sub ottimale. Cosa ne pensa?
Tiziana Tafaro
Portare questo tema nell’agenda del legislatore o almeno delle parti sociali potrebbe rivelarsi un passaggio essenziale per avviare la costruzione di un secondo pilastro dedicato alla non autosufficienza. L’adesione individuale alla copertura LTC rappresenta infatti una scelta sub ottimale, sia dal punto di vista tecnico che pratico. Parliamo di strumenti decisivi per accompagnare la longevità e di luoghi naturali per affrontare fragilità, invecchiamento e non autosufficienza.
Il percorso da intraprendere è certamente complesso: servono scelte graduali, ma anche coraggiose, che permettano ai diversi pilastri del welfare di convergere verso una direzione comune, capace di rispondere con efficacia e continuità ai bisogni crescenti delle persone.
Tiziana Tafaro: Attuario, Presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari – oltre 30 anni di esperienza in consulenza attuariale per fondi pensione, casse professionali, fondi sanitari e assicurazioni. Esperta di bilanci tecnici, solvibilità, welfare integrato e long term care, docente in master e università italiane, autrice di pubblicazioni e relatrice in congressi nazionali e internazionali.

